Pochi giorni fa è stata presentata la nuova piarmide alimentare mediterranea nell'ambito della III° Conferenza Internazionale CIISCAM e INRAN “La Dieta Mediterranea come Modello di Dieta Sostenibile” (2-3 novembre 2009, Parma, Palazzo Soragna). Questa evoluzione della piramide alimentare presenta, a mio avviso, diversi lati positivi: introduce nuovi concetti come convivialità, stagionalità, prodotti locali; conferma l'importanza dell'attività fisica (come nella piramide di Harvard); è prevalentemente vegetariana. Il mio dubbio è che sia troppo sbilanciata sui latticini e che sia mancato il coraggio di fare una netta distinzione fra cereali integrali e quelli raffinati. In definitiva continuo a preferire quella di Harvard.
PIRAMIDE DI HARVARD (mia traduzione)
sito ufficiale
PIRAMIDE MEDITERRANEA
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martedì 17 novembre 2009
mercoledì 26 agosto 2009
Tè antietà
I consumatori di tè hanno una minor età biologica
Un recente articolo pubblicato sul British Journal of Nutrition associa il consumo di tè alla lunghezza dei telomeri (un indice di età biologica*). Lo studio è stato condotto su ca. 2000 cinesi fra uomini e donne con lo scopo di valutare una possibile associazione fra il consumo di diversi alimenti e la lunghezza dei telomeri. I risultati hanno evidenziato che gli uomini che assumono almeno 3 tazze di tè al giorno hanno una maggiore lunghezza dei telomeri corrispondente ad una età biologica inferiore di ca. 5 anni.
Chan R, Woo J, Suen E, et al., Chinese tea consumption is associated with longer telomere length in elderly Chinese men, British Journal of Nutrition, Published online August 12, 2009.
*Ad ogni replicazione i telomeri si accorciano e quando i telomeri sono completamente consumati le cellule sono distrutte (apoptosi). Diversi studi hanno evidenziato che i telomeri sono altamente sensibili allo stress ossidativo e la loro lunghezza può essere un indicatore di invecchiamento biologico.
Un recente articolo pubblicato sul British Journal of Nutrition associa il consumo di tè alla lunghezza dei telomeri (un indice di età biologica*). Lo studio è stato condotto su ca. 2000 cinesi fra uomini e donne con lo scopo di valutare una possibile associazione fra il consumo di diversi alimenti e la lunghezza dei telomeri. I risultati hanno evidenziato che gli uomini che assumono almeno 3 tazze di tè al giorno hanno una maggiore lunghezza dei telomeri corrispondente ad una età biologica inferiore di ca. 5 anni.
Chan R, Woo J, Suen E, et al., Chinese tea consumption is associated with longer telomere length in elderly Chinese men, British Journal of Nutrition, Published online August 12, 2009.
*Ad ogni replicazione i telomeri si accorciano e quando i telomeri sono completamente consumati le cellule sono distrutte (apoptosi). Diversi studi hanno evidenziato che i telomeri sono altamente sensibili allo stress ossidativo e la loro lunghezza può essere un indicatore di invecchiamento biologico.
sabato 8 agosto 2009
Tè verde ed osteoporosi
Un lavoro uscito nel 2007 aveva già destato la mia attenzione in quanto associava il consumo di té ad una maggior densità ossea. Lo studio epidemiologico, pubblicato sull' American Journal of Clinical Nutrition (Oct. 2007, Vol 86, pp. 1243-1247), evidenziava nei bevitori abituali di tè una densità ossea superiore del 2,8% (un valore tutt'altro che trascurabile e comparabile all'effetto di alcuni farmaci per l'osteoporosi).
Ora ricercatori della Università Cinese di Hong Kong hanno dimostrato in laboratorio come l'epigallocatechina (ECG), uno dei componenti attivi del tè verde, sia in grado di favorire la mineralizzazione ossea attraverso una duplice azione. L'ECG infatti è in grado sia di stimolare l'attività degli osteoblasti (le cellule responsabili della formazione di tessuto osseo) che di inibire quella degli osteoclasti (le cellule responsabili del riassorbimento dell'osso).
Ora ricercatori della Università Cinese di Hong Kong hanno dimostrato in laboratorio come l'epigallocatechina (ECG), uno dei componenti attivi del tè verde, sia in grado di favorire la mineralizzazione ossea attraverso una duplice azione. L'ECG infatti è in grado sia di stimolare l'attività degli osteoblasti (le cellule responsabili della formazione di tessuto osseo) che di inibire quella degli osteoclasti (le cellule responsabili del riassorbimento dell'osso).
Chun Hay Ko, Kit Man Lau, Wing Yee Choy and Ping Chung Leung.
Effects of Tea Catechins, Epigallocatechin, Gallocatechin, and Gallocatechin Gallate, on Bone Metabolism.
J. Agric. Food Chem., Articles ASAP (As Soon As Publishable) Publication Date (Web): August 4, 2009
sabato 4 luglio 2009
Carotenoidi, anziani e declino velocità nel cammino
Può un vegetale aiutare a camminare?
I carotenoidi sono una classe molto diffusa di pigmenti naturali responsabili del colore giallo arancione rosso di molti vegetali. Gli animali non sono in grado di sintetizzare queste sostanze che devono pertanto essere introdotte con la dieta. Esistono più di 600 tipi diversi di carotenoidi alcuni fra i più conosciuti sono il beta-carotene, la luteina il licopene. Le proprietà salutistiche di questi composti fitochimici sono note da tempo e spaziano dalla protezione della cute all'attività antitumorale. Sul J Nutr Health Aging del mese di marzo 2009 è pubblicato uno studio che evidenzia come una alimentazione ricca di questi pigmenti sia protrettiva nel riguardo dell'insorgenza della disabilità nella popolazione anziana legata al declino della velocità del cammino. In sintesi gli anziani che consumano più frutta e verdura e pertanto hanno una concentrazione sierica di carotenoidi più elevata presentano un minore declino delle performance motorie (velocità del cammino).
Alipanah N, Varadhan R, Sun K, Ferrucci L, Fried LP, Semba RD. Low serum carotenoids are associated with a decline in walking speed in older women. J Nutr Health Aging. 2009 Mar;13(3):170-5.
I carotenoidi sono una classe molto diffusa di pigmenti naturali responsabili del colore giallo arancione rosso di molti vegetali. Gli animali non sono in grado di sintetizzare queste sostanze che devono pertanto essere introdotte con la dieta. Esistono più di 600 tipi diversi di carotenoidi alcuni fra i più conosciuti sono il beta-carotene, la luteina il licopene. Le proprietà salutistiche di questi composti fitochimici sono note da tempo e spaziano dalla protezione della cute all'attività antitumorale. Sul J Nutr Health Aging del mese di marzo 2009 è pubblicato uno studio che evidenzia come una alimentazione ricca di questi pigmenti sia protrettiva nel riguardo dell'insorgenza della disabilità nella popolazione anziana legata al declino della velocità del cammino. In sintesi gli anziani che consumano più frutta e verdura e pertanto hanno una concentrazione sierica di carotenoidi più elevata presentano un minore declino delle performance motorie (velocità del cammino).
Alipanah N, Varadhan R, Sun K, Ferrucci L, Fried LP, Semba RD. Low serum carotenoids are associated with a decline in walking speed in older women. J Nutr Health Aging. 2009 Mar;13(3):170-5.
giovedì 2 luglio 2009
Non sono i carboidrati che fanno ingrassare.
E' ormai assodato da innumerevoli studi che una dieta prevalentemente vegetariana sia quella da un punto di vista salutistico migliore. Aggiungo per chiarezza che questo tipo di dieta, che si avvicina di molto a quella mediterranea (originale), deve basarsi su cibi vari, di stagione e consumati il più vicino possibile al loro stato naturale (integrali).
Due lavori recentemente pubblicati sul
Journal of the American Dietetic Association Volume 109, Issue 7, Pages 1125-1316 (July 2009)
mi permettono di chiarire ulteriormente i dubbi che molti hanno verso questo tipo di dieta in quanto accusata di essere troppo sbilanciata sui carboidrati.
Nel primo lavoro
“Carbohydrate Intake and Overweight and Obesity among Healthy Adults
Anwar T. Merchant, Hassanali Vatanparast, Shahzaib Barlas, Mahshid Dehghan, Syed Mahboob Ali Shah, Lawrence De Koning, Susan E. Steck”
è stata valutata l'associazione fra consumo di carboidrati e obesità. I risultati sono che diete a basso contenuto di carboidrati (< del 47% dell'energia derivata da carboidrati) fanno aumentare il rischio di obesità o sovrappeso. Diete con una percentuale di carboidrati fra il 47% e il 64% sono invece associate a minor rischio.
Nel secondo articolo
Development of Symptomatic Cardiovascular Disease after Self-Reported Adherence to the Atkins Diet Ted D. Barnett, Neal D. Barnard, Tim L. Radak
viene riportato il caso di una persona sana che dopo che aver adottato la Dieta Atkins, che evita i carboidrati e favorisce i cibi grassi ha sviluppato colesterolo elevato, aterosclerosi e disfunzione erettile. In un mese, il suo colesterolo LDL ( "cattivo") è salito da 85 mg a 154 mg/dl ed ha concluso questo “esperimento” di dieta poco felice in un pronto soccorso a causa di un dolore toracico causato da un blocco quasi totale di una delle arterie coronarie. Per fortuna due mesi dopo la sospensione della “low-carbohydrate diet” i suoi problemi di salute si sono risolti.
Questi dati avvalorano ulteriormente l'approccio dietetico ribadito più volte in questo blog e che adotto nella mia pratica clinica.
Due lavori recentemente pubblicati sul
Journal of the American Dietetic Association Volume 109, Issue 7, Pages 1125-1316 (July 2009)
mi permettono di chiarire ulteriormente i dubbi che molti hanno verso questo tipo di dieta in quanto accusata di essere troppo sbilanciata sui carboidrati.
Nel primo lavoro
“Carbohydrate Intake and Overweight and Obesity among Healthy Adults
Anwar T. Merchant, Hassanali Vatanparast, Shahzaib Barlas, Mahshid Dehghan, Syed Mahboob Ali Shah, Lawrence De Koning, Susan E. Steck”
è stata valutata l'associazione fra consumo di carboidrati e obesità. I risultati sono che diete a basso contenuto di carboidrati (< del 47% dell'energia derivata da carboidrati) fanno aumentare il rischio di obesità o sovrappeso. Diete con una percentuale di carboidrati fra il 47% e il 64% sono invece associate a minor rischio.
Nel secondo articolo
Development of Symptomatic Cardiovascular Disease after Self-Reported Adherence to the Atkins Diet Ted D. Barnett, Neal D. Barnard, Tim L. Radak
viene riportato il caso di una persona sana che dopo che aver adottato la Dieta Atkins, che evita i carboidrati e favorisce i cibi grassi ha sviluppato colesterolo elevato, aterosclerosi e disfunzione erettile. In un mese, il suo colesterolo LDL ( "cattivo") è salito da 85 mg a 154 mg/dl ed ha concluso questo “esperimento” di dieta poco felice in un pronto soccorso a causa di un dolore toracico causato da un blocco quasi totale di una delle arterie coronarie. Per fortuna due mesi dopo la sospensione della “low-carbohydrate diet” i suoi problemi di salute si sono risolti.
Questi dati avvalorano ulteriormente l'approccio dietetico ribadito più volte in questo blog e che adotto nella mia pratica clinica.
martedì 30 giugno 2009
Tumore del pancreas e grassi animali
Secondo i dati provenienti da un ampio studio prospettico che ha coinvolto più di mezzo milione di persone il consumo di grassi saturi provenienti da carne rossa e prodotti lattiero caseari è associato ad una maggior incidenza di tumore del pancreas (ricordo che questo tipo di neoplasia è una delle più aggressive e con mortalità elevata). In sintesi gli uomini e le donne che consumano grandi quantità di grassi animali mostrano rispettivamente un tasso maggiore del 53% e 23% di casi di cancro pancreatico rispetto a coloro che consumano meno grassi.
Thiébaut ACM, Jia L, Silverman DT, et al. Dietary fatty acids and pancreatic cancer in the NIH-AARP Diet and Health Study. J Natl Cancer Inst. 2009;101:1001-1011.
Thiébaut ACM, Jia L, Silverman DT, et al. Dietary fatty acids and pancreatic cancer in the NIH-AARP Diet and Health Study. J Natl Cancer Inst. 2009;101:1001-1011.
mercoledì 6 maggio 2009
Le calorie non sono tutte uguali
Same same but different
La frutta a guscio (in particolare mandorle e noci) dovrebbe rientrare in ogni regime nutrizionale per le sue proprietà salutistiche. Purtroppo è ancora insita l'idea che le calorie apportate da questi alimenti siano troppo elevate rispetto ai benefici.
Uno studio da poco pubblicato sullo Scandinavian Journal of Clinical and Laboratory Investigation ha paragonato due gruppi di adulti che consumavano, in aggiunta alla loro dieta normale, un extra calorico paria a 20 calorie per Kg di peso corporeo al giorno. In un gruppo l'extra calorico era rappresentato da arachidi e nell'altro da dolciumi ricchi di zuccheri semplici. Dopo due settimane nel primo gruppo il peso non è aumentato in maniera significativa, la circonferenza della vita non è cresciuta mentre il metabolismo basale è aumento. Nel gruppo dolciumi sia il peso che la circonferenza della vita sono aumentati in modo significativo, il ritmo metabolico non è cambiato ma i livelli di colesterolo LDL sono cresciuti. L'aggiunta dello stessa quantità calorie, ma proveniente da due prodotti molto diversi, non ha quindi lo stesso effetto. Le calorie provenienti dalla frutta a guscio dovrebbero essere comprese in ogni dieta e valutate per le loro peculiarità metaboliche come anche dimostrato da un'altro recente studio che appare sull' American Journal of Clinical Nutrition le cui conclusioni sono:
"Higher nut consumption was not associated with greater body weight gain during 8 y of follow-up in healthy middle-aged women. Instead, it was associated with a slightly lower risk of weight gain and obesity. The results of this study suggest that incorporating nuts into diets does not lead to greater weight gain and may help weight control."
Bes-Rastrollo M, et al. Prospective study of nut consumption, long-term weight change, and obesity risk in women. Am J Clin Nutr April 2009
La frutta a guscio (in particolare mandorle e noci) dovrebbe rientrare in ogni regime nutrizionale per le sue proprietà salutistiche. Purtroppo è ancora insita l'idea che le calorie apportate da questi alimenti siano troppo elevate rispetto ai benefici.
Uno studio da poco pubblicato sullo Scandinavian Journal of Clinical and Laboratory Investigation ha paragonato due gruppi di adulti che consumavano, in aggiunta alla loro dieta normale, un extra calorico paria a 20 calorie per Kg di peso corporeo al giorno. In un gruppo l'extra calorico era rappresentato da arachidi e nell'altro da dolciumi ricchi di zuccheri semplici. Dopo due settimane nel primo gruppo il peso non è aumentato in maniera significativa, la circonferenza della vita non è cresciuta mentre il metabolismo basale è aumento. Nel gruppo dolciumi sia il peso che la circonferenza della vita sono aumentati in modo significativo, il ritmo metabolico non è cambiato ma i livelli di colesterolo LDL sono cresciuti. L'aggiunta dello stessa quantità calorie, ma proveniente da due prodotti molto diversi, non ha quindi lo stesso effetto. Le calorie provenienti dalla frutta a guscio dovrebbero essere comprese in ogni dieta e valutate per le loro peculiarità metaboliche come anche dimostrato da un'altro recente studio che appare sull' American Journal of Clinical Nutrition le cui conclusioni sono:
"Higher nut consumption was not associated with greater body weight gain during 8 y of follow-up in healthy middle-aged women. Instead, it was associated with a slightly lower risk of weight gain and obesity. The results of this study suggest that incorporating nuts into diets does not lead to greater weight gain and may help weight control."
Bes-Rastrollo M, et al. Prospective study of nut consumption, long-term weight change, and obesity risk in women. Am J Clin Nutr April 2009
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