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lunedì 6 dicembre 2010

Benefici dell'attività fisica

Prendendo spunto da una recente review pubblicata sul numero di dicembre dell'International Journal of Clinical Practice elenco di seguito i maggiori  benefici dell'attività fisica nell'uomo.

Una regolare attività fisica è associata ad un ridotto rischio di malattia coronarica e di ictus ischemico ed emorragico.
Aumentare l'attività fisica può ridurre il rischio di alcuni tipi di tumori, osteoporosi, diabete di tipo 2, depressione, obesità e ipertensione.
Vi sono prove degli effetti benefici dell'attività fisica nella prevenzione primaria e nella gestione del cancro e vi è una associazione tra alti livelli di attività fisica e riduzione dei tassi di morte per cancro.
Camminare o andare in bicicletta per almeno mezz 'ora al giorno è associato ad una riduzione di cancro e incrementando l'attività ad un ora l'incidenza del cancro scende del 16 per cento.
In particolare esiste una forte correlazione tra l'aumento dell'attività fisica e la riduzione del cancro al colon e alla prostata. Altri studi dimostrano che iniziare un attività fisica dopo la diagnosi di cancro può favorire la ripresa e migliorare i risultati delle terapie.
Gli uomini che sono fisicamente attivi hanno meno probabilità di avere problemi di erezione.
L'attività fisica può ridurre il rischio di demenza negli anziani.
Non fumare, una dieta salutistica e un indice di massa corporea minore di 25 sono gli altri fattori importanti per mantenersi in salute.


Reference:
Alford L. What men should know about the impact of physical activity on their health
International Journal of Clinical Practice Volume 64, Issue 13, pages 1731–1734, December 2010

domenica 24 ottobre 2010

Antidepressivo inefficace e potenzialmente dannoso

Un articolo pubblicato da pochi giorni sul British Medical Journal solleva inquietanti interrogativi sull'efficacia di un farmaco antidepressivo e nel contempo avanza dubbi sulla modalità di pubblicazione dei risultati degli studi sui farmaci.
La ricerca, condotta da studiosi del German Institute for Quality and Efficiency in Health Care, rivela che la reboxetina, un antidepressivo prodotto dalla Pfizer, sarebbe inefficace e potenzialmente pericoloso.
Nell'articolo i ricercatori evidenziano che quasi i tre quarti dei dati sui 4.098 pazienti che hanno preso parte ai trial su reboxetina non sono stati ancora pubblicati.
Secondo i ricercatori tedeschi, diretti da Beate Wieseler e Thomas Kaiser, i dati pubblicati fino ad ora tendono a sovrastimare i benefici e a sottostimare i potenziali pericoli del farmaco.
La prassi di pubblicare solo i risultati positivi degli studi oltre ad essere scientificamente scorretta non consente a medici e pazienti una scelta consapevole.


References:
Eyding D, Lelgemann M, Grouven U, et al. Reboxetine for acute treatment of major depression: systematic review and meta-analysis of published and unpublished placebo and selective serotonin reuptake inhibitor controlled trials. BMJ 2010;341:c4737.


Articolo su la Voce a cura del nostro gruppo

domenica 22 novembre 2009

Depressione e infiammazione

Nota da tempo l'associazione depressione - infiammazione rimaneva da valutare chi delle due venisse prima.
Sul numero di ottobre della rivista Brain, Behavior, and Immunity, è stato pubblicato il primo studio che esamina in entrambe le direzioni la connessione fra depressione e infiammazione.
Assodata l'esistenza di una comunicazione bidirezionale fra il cervello e il sistema immunitario è stato indagato se è l'attivazione del sistema immunitario che invia un segnale al cervello per influenzare l'umore e il comportamento, o se è la depressione che attiva il sistema immunitario.
Per fare questo 263 uomini e donne in salute tra i 50-70 anni di età sono stati testati al basale e 6 anni dopo per determinare i livelli di sintomi depressivi e di interleuchina-6.
Risultati. I sintomi depressivi sono associati con un aumento nel tempo di interleuchina-6, una proteina infiammatoria che predice gli eventi cardiovascolari. Al contrario, i livelli di interleuchina-6 non sono collegati ad aumenti in futuro di sintomi depressivi.
La depressione può pertanto portare a infiammazione e l'infiammazione potrebbe essere uno dei meccanismi attraverso i quali la depressione contribuisce al rischio cardiovascolare.

A prospective evaluation of the directionality of the depression–inflammation relationship. Jesse C. et al Brain, Behavior, and Immunity, 23, 7, 2009, 936-944.

lunedì 26 ottobre 2009

Tè verde e depressione

In uno studio condotto su più di 1000 anziani giapponesi il maggior consumo di tè verde è risultato essere associato ad una minore prevalenza di sintomi depressivi.
Rispetto ai soggetti che consumano non più di 1 tazza di tè verde al giorno, quelli che consumano 2-3 tazze al dì sono stati trovati avere un OR* di 0,96 e quelli che consumano 4 tazze al dì un OR di 0,56 per i sintomi depressivi.
Pertanto il consumo di una quantità di tè verde > di 4 tazze al dì è protettivo nei confronti dei sintomi depressivi.

Green tea consumption is associated with depressive symptoms in the elderly.
Niu Kaijun et al. Am J Clin Nutr (14 October 2009), ajcn.2009.28216.





* OR = odds ratio (probabilità a favore)
L'odds ratio di un trattamento è il rapporto tra la frequenza con la quale un evento si verifica in un gruppo di pazienti e la frequenza con la quale lo stesso evento si verifica in un gruppo di pazienti di controllo.